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Lo sviluppo umano integrale: quando il pil non basta più, ci sono i “segnali”

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“Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta….” – Nietzsche, Crepuscolo degli idoli (1888)

Quando lo sviluppo diventa un concetto interessante? Se pensiamo alla nostra vita, possiamo rispondere immediatamente: ogniqualvolta esso abbia rispecchiato e soddisfatto i nostri desideri più importanti. Il desiderio di verità, anche di noi stessi, di libertà, bellezza, compimento. Si è liberi e tali ci sentiamo quando i nostri desideri e bisogni sono soddisfatti. Ho bisogno del pane, lo desidero, ecco il pane…sono libero! Ho bisogno d’amore, ecco l’amore…sono libero! E gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

Ma si arriva a un certo punto dello sviluppo che tutto quello che hai in mano non ti basta più. Forse non sai neanche bene perché, ma non ti basta più. Lo psicologo Maslow ha fatto la sua scala dai bisogni primari ai bisogni culturali e di senso, i significati vitali .

Quando sei in basso, hai bisogno del pane, sembra che tutto il resto non ci sia. Poi arrivi su e vedi che qualcosa ti sfuggirà comunque. Cosa? Non siamo più nella sfera del già-realizzato, qualcosa manca e questo qualcosa non è legato alle cose e forse neanche ai significati vitali. Questi ultimi possono essere presenti, ma in ogni caso qualcosa mancherà sempre. Il cuore inquieto, di cui parlavano i mistici e di cui vediamo indizi nei più visionari fra gli imprenditori e i grandi della storia, è quel motore interno che non ti dà pace. Non è una questione metafisica o astratta, è concretissima, riguarda il nuovo modo di vedere le cose che la Rete sta amplificando, facendolo diventare mens collettiva. Lo sviluppo umano non è più una questione che riguardi i singoli o i Paesi, è di più, è altro, è qualcosa di integrale, di universale e multidimensionale che non puoi fare a meno di trascurare.

La formazione continua, il lavoro che cambia, le competenze come risorse indispensabili per dare valore agli altri e avere in cambio il valore monetario, il livello dell’imprenditoria di tutti coloro che vogliano intraprendere qualcosa di nuovo e grande, intra-prenditori, di fatto, tutto questo sta segnalando a chi voglia ascoltare e leggere i segnali della storia, i rumors del sistema, che siamo alle soglie di un nuovo umanesimo integrale.

Un tempo in cui circola in Rete la figura del Genio e non come qualifica per guru, ma attributo naturale della mente e dello spirito umani, basti pensare a quanto di Leonardo da Vinci ci sia in circolazione, tra libri, siti, pdf, ebook. Steve Jobs è diventato un’icona parareligiosa per questo: “Stay hungry, stay foolish”. Non c’entra più il pil, il prodotto interno lordo, la finanza, l’economia intesa come domanda interna e crescita dei consumi, questa è una dinamica che acchiappa la testa e il cuore degli uomini, un modo di ripensare l’uomo e rilanciarlo nella storia, come portato di una storia ma anche di un destino universale che, di giorno in giorno, si colora di nuovi colori e segmenti di verità.

E’ lo sviluppo umano integrale. Non so dive andrà a finire. Non so se sarà l’economia partecipativa, distributiva, c’è già il modello non banale del distributismo di Chesterbelloc, la grande coppia, Chesterton & Belloc…non lo so e forse ora non è neanche importante saperlo. Forse abbiamo bisogno soltanto di un “paradigma indiziario” e di un buon lettore dei segnali emergenti dal sistema.

Sì, forse, quando il pil non basta più, ci sono i “segnali”. Il decoder ce l’abbiamo incorporato, è dentro di noi, a costo zero. Il valore decuplicherà, di lettura in lettura.

Un esempio di lettura dei segnali nel sistema, per il business: Joseph Riggio.