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Il potere come chiave del successo, ovvero come smettere di controllare, controllando di più

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“E’ certo del tutto esatto, e confermato da ogni esperienza storica, che non si realizzerebbe ciò che è possibile, se nel mondo non si aspirasse sempre all’impossibile”. – Max Weber

La realtà è sempre positiva. Non perché le cose vadano sempre bene, perché l’esperienza ci dimostra ogni giorno che questo non può accadere. Ma la realtà continua ad essere positiva, nel senso che, comunque vadano le cose, esse ci aiutano a capire, comprendere e agire spostando il nostro sguardo e il nostro punto di vista. Il positivo di ogni situazione, dunque, non consiste, tanto nel suo “andar bene” rispetto ai nostri calcoli, alle nostre previsioni o al nostro controllo, spesso presunto, della realtà, quanto nello spingerci a trovare il vantaggio, là dove di primo acchito vedremmo solamente lacrime e sangue.

Perché è fondamentale far ciò? La risposta può lasciare di stucco, ma è la più stringente e vantaggiosa: per avere potere. Il potere è la capacità di essere nel mondo con la possibilità reale di non essere schiacciato dalle circostanze, ma di saper trovare strade nuove e creative per rovesciare l’avversità in opportunità. O si fa così o si è destinati all’unica posizione che sicuramente non creerà mai una strategia di attacco: lamentarsi.

Ecco, lamentarsi non è mai una strategia. Questo è certo. Si può sempre ripartire da qui per vagliare quanto la nostra strada verso la crescita e maturità personali si sia irrobustita: se ti lamenti a ogni piè sospinto e scatta in te il meccanismo pavloviano della geremiade, del piagnisteo, fino a farlo diventare cultura del piagnisteo, puoi star sicuro che le cose non vanno bene. Stai perdendo potere, anzi stai dimenticando di avere potere e, quindi, ti stai infilando in un cul de sac. Questo vale sul piano individuale e su quello collettivo. Un gran bel libro da meditare sul punto in questione, per apprendere le strategie di intossicazione anche ideologica di questa sub-cultura del fazzoletto facile, è quello scritto più di vent’anni fa da Robert Hughes, La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, Adelphi, 1994.

 In realtà, noi disponiamo di energie che seguono un andamento biociclico naturale, dunque sono finite, se ne consumiamo tonnellate nel fare i rosiconi, nell’invidia sociale, nel “ma perché capitano tutte a me?”, è chiaro che il resto del serbatoio è poca cosa per creare, generare, produrre e…avere potere.

Appunto: avere potere. Anzi, essere quel potere che possiamo manifestare, essere capitani della propria nave, realizzare la sovranità individuale sulla propria vita. Questo è potere. Avere potere significa sapere chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo andare e fare quei passi che sono necessari, ogni giorno, per raggiungere la meta, non nonostante le avversità, ma attraverso esse e grazie ad esse. Questo è il salto quantico reale della vita, del business, del fare impresa, del creare. Di tutto. Non si devono pensare nuovi contenuti, anche, ma non innanzitutto; bisogna soprattutto imparare a strutturare il pensiero in relazione ai nostri scopi e ai nostri obiettivi. Questo è potere.

Si può fare? Certo che sì. Nello spazio di un post non c’è spazio per la miriade di strategie e pensieri utili a realizzare ciò, mi limito a enuclearne tre:

  1. già anticipato, ci ritorno sopra: “ogni impedimento può essere giovamento”, come dicevano i nostri vecchi. Perché lo dicevano già loro, ai loro tempi? Perché da sempre si sa che la realtà non la creiamo noi, a noi spetta starci davanti e maneggiarla con cura, vantaggiosamente, possibilmente, prima di tutto, senza fare troppi casini, poi ricavando il massimo utile possibile, per noi e gli altri, a cominciare da chi ci sta vicino, per arrivare a chi possiamo raggiungere. In altre parole: quel che tu vedi oggi, ora, come un ostacolo può costituire la più grande benedizione per te, proprio in questo frangente. Come fai a testarlo? Semplice. Intanto fai un bel respiro profondo, prima di bestemmiare tutto il cielo, fatti un bel bagno caldo, come suggeriva Tommaso d’Aquino, uomo pratico, ogni qualvolta fosse accaduto qualcosa di negativo, inatteso, sconvolgente, quindi fatti una semplice e controintuitiva domanda: “qual è il vantaggio che si nasconde dentro questa circostanza?”. Evita di fare il bravo a ogni costo, quindi di darti la prima risposta facile e banale che ti passa per la testa, evita cioè quel che Watzlawick e Nardone, campioni della strategia efficace, definiscono “tentata soluzione”, scappatoia a buon mercato, insisti sulla cornice, sui fatti, su quel che di positivo, in prospettiva, possa uscir fuori da questa “disgrazia” e vedrai che, alla fine, lo troverai, e crescerai. Ciò su cui poni l’attenzione, focalizzata, tende a crescere. Metti l’attenzione su ciò che desideri trovare e vedrai che lo troverai. Non ce l’ho l’algoritmo in tasca che ti spieghi questo, basta fare la prova del pudding: per vedere se è buono, assaggialo. Quindi, verifica, e vedrai. Risultati garantiti (tra parentesi: la prova anche scientifica c’è, ti rimando all’ultimo post sul mio blog di crescita personale: http://agisciora.blogspot.it/2015/11/il-potere-della-gratitudine-non-centra.html: c’entrano le aspettative positive).
  2. “Be water, my friend” – https://www.youtube.com/watch?v=TQ683zlrUSI – esclamava davanti allo sbigottito intervistatore un grande e saggio Bruce Lee: sii come l’acqua, scorri là dove ci sono ostacoli o insenature, rapide che improvvisamente scombinano il corso del fiume della vita, come spesso accade: più resisti, più cresce la difficoltà. Molla la presa, molla l’osso e lascia andare. Prendi la forma di ciò che vedi, che senti, che soffri, senza irrigidirti, passaci dentro, ed esci fuori. Non ce la farai subito, soprattutto se sei uno di quelli con l’ego un pò stile priapismo per altra materia, bello tonico, che vuole dominare sempre, capeggiare, quindi capire e controllare. Faticherai, questo è certo, se sei così, ma alla lunga i vantaggi sono assicurati. Anche qui, prova del pudding.
  3. Il vincolo è un’opportunità. Dopo quanto detto al punto n. 1, la cosa dovrebbe essere chiara. Ti suggerisco la lettura di un bel libro, un pò vecchiotto, ma ancora fresco, e utile sul tema: Mauro Ceruti, Il vincolo e la possibilità, Feltrinelli, 1986. Da queste pagine si afferra bene come la stessa conoscenza della realtà è una questione di uso dei vincoli per trovare nuove strade e possibilità, più creative. Se pensiamo a cosa sarebbe il project financing per i territori affrontato con questo approccio e questa strategia cognitiva…

Alla fine di questo percorso, risulta chiara una verità, del tutto controintuitiva, ma anche del tutto sperimentabile: se vuoi avere potere ed essere quel potere che esprimi, smetti di controllare la realtà, perdi il controllo in qualche modo (http://agisciora.blogspot.it/2015/08/perdi-il-controllo-ritrova-la-vita.html) e, con ciò, avrai qualche carta in più per controllare meglio la tua realtà, cioè esattamente quel che puoi efficacemente controllare, non dissipando energie preziose in ciò che non puoi controllare e che, quindi, rischia di controllarti, che tu lo voglia o no.