Lun - Ven: 09:00 - 17:00
info@360open.it
+39 0823 176 73 63

360open.it blog

The best way to consume news

Che denti bianchi! Ovvero pensare altrimenti

///
Comment0
/

 

In quel tempo Gesù e Pietro camminavano per i campi. All’improvviso trovarono per terra una carcassa di cane morto in decomposizione. Pietro disse: “maestro, allontanati da lì”. Gesù invece proseguì, vide la carcassa e disse: “che denti bianchi che ha!”

E’ un episodio, forse falso, raccontato in un vangelo apocrifo. Non mi frega niente della fede o della religione, questa è una chicca diversa dalle solite, alle quali spesso attingo perché pensare “altrimenti” è la nostra strada maestra.

Se volessimo fare gli esperti biblisti, dovremmo prendere con le molle questo episodio, ma a noi interessa questo come trapanare il muro di casa nostra per vedere la faccia del nostro vicino mentre si lava i denti, dunque va bene così.Se abbiamo a cuore il nostro percorso umano, affettivo, culturale e professionale, e noi abbiamo a cuore tutto questo bendidio, qui c’è parecchia trippa per (noi) gatti affamati di verità, bellezza e grandezza.

La vita è un cammino dello sguardo. Diceva Max Planck, il padre della fisica quantistica: “Se cambi il modo di vedere le cose, le cose che guardi cambieranno”. L’osservatore cambia lo scenario della realtà e cambia in qualche modo la realtà. Perché non esiste una realtà esterna fissa, statica e impermeabile, anzi la realtà esiste per noi che la guardiamo, che la osserviamo e in essa viviamo.

Ecco allora che Gesù qui ci richiama a una sapienza, ossia a un’intelligenza mobile, viva, non schematica, aperta, vibrante, che ci aiuta non poco a fare passi originali nella vita e nel lavoro.

Quando ti trovi con gli apostoli – leggi: colleghi, capo, familiari, parenti, amici…- e questi apostoli, metaforicamente parlando, vedono tutto, ma proprio tutto quello che accade loro e intorno a loro come la carcassa di cane di cui sopra, tutta decomposizione e schifo, ecco che la tua mente deve acchiappare il bandolo della matassa che guida la novità di vita: ciò su cui ti focalizzi, si espande.

Su cosa ti focalizzi? Sulla carcassa? Sul cane morto? Sui problemi? Sui mali del mondo, che ogni giorno vedi più devastanti? Sui tuoi limiti? Su quelli dei tuoi familiari, di tua moglie, di tuo figlio, di tua madre, di chi vuoi tu?

Bene, tutto allora avrà questa forma e questo profilo: carcassa di cane morto in putrefazione. Stop, finito, chiuso, non c’è dimostrazione da portare, basta l’esperienza, la scienza qui è l’esperienza quotidiana, bastano tutte le volte che hai fatto questo per farti capire che da quella parte c’è solo l’autosabotaggio.

Se invece, come Gesù e Max Planck, cominci a spostare lo sguardo e l’accento sulla realtà e, in quella carcassa (attenzione! Non devi fare l’illusionista, la carcassa c’è…chiaro? Questo non è la solita polpetta, alla fine avvelenata, del “pensiero positivo” e dintorni…), che c’è, davanti a te, cogli uno, non dieci, nemmeno cinque, ma un solo dettaglio che riapre la partita, che ti rende forte e responsabile davanti alla realtà, che ti centra e ricentra nel tuo locus of control interno e dunque ti dà più potere, allora sei davvero un grande, e non ti costerà nemmeno tanto esserlo.

Questo atteggiamento di fronte alla realtà, che diventa processo di lettura della realtà, si chiama reframing ed è una bella mazza da baseball per scaraventare tante palle fuori dal campo, anche a partita compromessa. Va saputa usare, questa mazza, ma funziona, dannazione se funziona, e in un altro post vedremo come farla funzionare al meglio e come fare di questa potente leva uno strumento vincente.

Alla prossima “ricontestualizzazione” (traduzione non perfetta di “reframing”), allora…