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Il potere di iniziare, con la domanda giusta

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(Ascoltando Johann Sebastian Bach- https://www.youtube.com/watch?v=Ms3hhd4ULLU)

Anche in ciò si vede il potere di iniziare. Tutto può cambiare con una domanda, ma dentro una domanda c’è già una decisione. In questo caso, nel mio caso, c’è la decisione di rimanere in contatto con la grandezza per realizzare cose grandi. Un post può stare all’altezza di Bach?

Sfida analoga: una startup può stare e rimanere all’altezza di Bach?

Se uno risponde: non mi piace la musica classica, potresti scegliere il rock?, allora non hai bisogno di controprove per capire dove/come andrà a finire la sua startup…

Perché le domande sono importanti. Così importanti che, come solo alle cose importanti accade, possono essere trascurate. Trascurando oggi quel che può essere decisivo domani, il futuro rischia di avere solo il sapore dolciastro di un’immagine, frutto di una volenterosa immaginazione, ma non costruita sulla roccia.

Anche le case costruite sulla sabbia, come i castelli dei bambini edificati in riva al mare, sono suggestivi, ma la prima scarica di acqua sulla battigia spazza via tutto. Eppure perfino i bambini hanno in serbo il piano b, sapendo che dovranno ricostruire quello che il mare ha distrutto, e il loro spirito generativo, con elegante semplicità, ripristina l’immaginario decaduto.

Le grandi domande sono piene di potere e sono potenzianti. In pochi, solitamente, se le fanno, ma coloro che hanno questo coraggio e amore per se stessi, tanto da porsele, appunto, nel tempo, quello che ci vuole, alla fine, realizzeranno cose grandi. All’altezza delle loro domande.

Vengo al punto che mi preme: qual è la domanda del potere? Non del dominio, della violenza e men che meno della sopraffazione, perché tutto questo non è potere, ma debolezza, neanche troppo mascherata. Sto invece parlando della domanda del potere, che conferisce potere alla persona che la pone, ne orienta il movimento e dunque la postura interiore ed esteriore.

Immaginiamo di trovarci davanti a due persone che conosciamo, intente a litigare aspramente fra di loro. Se ne dicono di tutti i colori, fioccano le accuse, il passato dell’uno e dell’altro diventa la tenaglia mortale, così funzionano le cose di solito. Niente di scandaloso, gli uomini funzionano così. Bene, a questo punto, chiunque, ragionevolmente, domanderebbe all’uno e/o all’altro: “Ma perché fai così? Perché ti comporti in questo modo?…”. Perché?

Secondo movimento della rappresentazione: o l’uno o l’altro dei contendenti si giustifica, anzi si auto-giustifica, lo sport non nazionale, ma universale, come sanno tutti quelli che non fingono di non sapere: “Ma io, in realtà, volevo soltanto chiedergli una cosa…lui mi ha aggredito…bla bla bla”. E l’altro…vabbè, si inventerà altre ragioni, sempre per auto-giustificarsi. Entrambi cosa fanno? Razionalizzano le loro azioni per inscatolarle in una cornice socialmente accettabile. Tutto qua.

Come si esce da questo acquitrinio emotivo e comunicativo? Non se ne esce, semplice.

Non se ne esce, in quanto l’uomo, come già osservato, funziona così, in maniera sistemica; è così, nei processi comunicativi, siamo quindi troppo complicati per dipanare la matassa all’interno della stessa cornice che produce razionalizzazioni e auto-giustificazioni. Ecco il punto, semplice.

La partita si gioca a un altro livello e con un’altra domanda, eccola: “Qual è la tua intenzione? Qual è il tuo scopo? Fai questo per quale scopo?”. Secondo passaggio: “Facendo così, stai arrivando dove vuoi arrivare oppure no?”. Terzo momento, strategia in azione: “Cosa puoi fare per raggiungere il tuo scopo?”.

E’ la domanda infuturante, ovvero del futuro. Implica una linea del tempo che va dal presente al futuro: dove vuoi arrivare? Qual è la tua intenzione? Detto in altre modalità: cosa ti muove veramente? Ultimamente: cosa ti sta a cuore, tanto da porti la questione dello scopo?

C’è futuro, dunque speranza e creatività, in questa domanda. In una parola, c’è potere vero in questa domanda.

E’ la domanda del potere anche per chi credere di non averlo, il potere, perché pensa che esso sia lo stereotipo classico e mai derubricato una volta per tutte dalla memoria collettiva.

E’ la domanda del potere per i (presunti) senza-potere.

Invece, essendo possibile porre/porsi questa domanda, esercitandosi con se stessi e con gli altri, può cambiare tutto. Riponendo le giuste speranze in qualcosa che, posto adeguatamente, sposta, eccome, la trama della realtà e lo scenario del quotidiano. E’ la casa costruita sulla roccia.

E’ il potere di iniziare, con la domanda giusta. il succo performativo di ogni startup.