Lun - Ven: 09:00 - 17:00
info@360open.it
+39 0823 176 73 63

360open.it blog

The best way to consume news

Il potere dei segnali deboli, ovvero come prosperare nel deserto

///
Comment0
/

 

C’è sempre una strada. Sempre. Ogni impresa nasce da questa posizione davanti alla realtà. E’ un’attitudine all’osservazione e alla ricerca e ricognizione delle possibilità. Uno sguardo generativo. Prima di fare una startup, bisogna essere “up” e quindi alzare la barra, il livello, lo sguardo.

 

“Se segui la tua stella, non fallirai a glorioso porto”, scrive Dante. La chiamata alla vita nasce da questo seguire.

Tre spunti e dritte per seguire bene la “stella” e giungere al “glorioso porto”.

 

  1. Ripeto: c’è sempre una strada. Non c’entra niente il pensiero positivo, anzi può perfino essere controproducente, perché se tu pensi qualcosa che non senti, alla fine perdi il pensare e il sentire. Non serve. Serve invece attrezzarsi a cogliere le opportunità, passo dopo passo, seguendo le strade giuste, quelle immediate, meno immediate e perfino inventate. Serve tutto. Solo imparando ad usare la realtà, a starci dentro così, si apre una strada. “Caminante, no hay camino, se hace camino al andar” (Antonio Machado).
  2. Esistono due posizioni di fronte alla realtà: a) inibitoria; b) generativa. Suggerisco di andare a pescare su Google un certo Roye Fraser, geniaccio della PNL, prematuramente scomparso e oggi ritornato in voga, almeno fra ristrette cerchie di aficionados, grazie a Joseph Riggio. Fraser parte dalla categoria di “generative imprinting”, quel “quid pluris” che noi abbiamo dentro, che tutti noi abbiamo dentro, e che costituisce la base e il serbatoio creativo dai quali prendere le mosse. Non si parte mai dall’anello debole della nostra filiera, ma da quello forte. Ossia, dal punto nel quale il problema NON c’è. Se no, che start (-up) è? (http://www.generativenlp.com/generative-imprint-model.html#.VxdaoUyLTIU).
  3. Se deserto deve essere e allora che deserto sia! E allora? Nel deserto, gli israeliani hanno fatto crescere limoni, aranci e perfino clementine, per non parlare dell’immenso laboratorio tecnologico che, nelle sue viscere, sta diventando il volano alternativo alla Silicon Valley: il deserto è la terra della nudità, là dove siamo io e l’A/altro, maiuscola o minuscola, a seconda delle personali convinzioni, il punto sorgivo dell’abbondanza totale, immensa e potenzialmente infinita, tant’è vero che la Bibbia parla della “terra dove scorre latte e miele”. L’esodo è il paradigma della startup. E un esodo implica un popolo in cammino. E un popolo in cammino significa teste, cuori e corpi che lavorano insieme, si mettono insieme, si compromettono insieme in una storia e in una missione comune. Non più ego-economia, ma economia di condivisione, prima di tutto del capitale intellettuale, delle risorse più fini e preziose, che genera capitale cognitivo, che a sua volta genera profitto di insieme e per l’insieme, per la comunità. E’ la lezione che noi italiani abbiamo nel sangue, se pensiamo ai nostri bisnonni e nonni negli anni ’50 del secolo scorso (per rinfrescarsi la memoria, è utile: Ettore Bernabei (intervistato da Pippo Corigliano), L’Italia del “miracolo” e del futuro, Cantagalli, Siena, 2012): tutti insieme ap-pasionatamente, con pendant sul famoso film, incluso. Segnali deboli? Appunto…i più forti, se condivisi.